APPUNTI DI VIAGGIO
Pesi: inizio viaggio:
- mio non vestito: 80 kg circa
- con bici: 111,6 kg (con 1lt succo di frutta)
- bici: 11,6kg
- bagagli (111,6-80-11,6=) 20kg (con un litro di liquidi)
fine viaggio:
- mio non vestito: 78,6kg (-1,4kg)
- con bici: 111,9 (senza liquidi, ma con qualcosa comprato in vacanza) (+1,3kg )
- bagagli (111,9-78,6-11,6=) 21,7kg (senza liquidi)
12 giugno 2007:
Anziché partire alle 8 come nei miei programmi, sono partito alle 8.30 per l’aeroporto di Ciampino, ho incontrato per strada, la via Appia Nuova, il mio amico tassista “Segugio” in taxi che lavorava con clienti a bordo diretti all’aeroporto di Ciampino anche loro: ci siamo salutati in fretta perché avevo paura di fare tardi.
Tra le 8.30 e le 8.55 ho coperto la distanza tra la mia casa e l’aeroporto di Ciampino in bici, a passo sostenuto perché ero di fretta: arrivato all’aeroporto trafelato, già accaldato, bagnato di sudore, ho impiegato tanto tempo per confezionare la bici (45’), quindi ho smontato e impacchettato la bici nella sacca tra le 9- e le 9.45; A quell’ora ero al check-in, da dove, dopo le consuete operazioni di ammissione al volo, mi hanno mandato ai bagagli speciali, dove mi sono raccomandato di usare cura con il mio bagaglio perché, contenendo una bicicletta da corsa, non protetta bene, era fragile, come mi ero preventivamente premurato di scrivere sui lati della sacca morbida per bici. Contavo, una volta arrivato, di ripiegare questa borsa morbida in un bagaglio piccolo e metterla tra i bagagli da portare nel viaggio.
10.15-10.45: Fila all’imbarco: Avendo fatto il biglietto “con priorità di imbarco”, facevo una fila diversa ed ero il primo di quella fila. Questo mi è servito solo per entrare per primo nel bus che ci conduceva all’aereo: non per uscirne, così sono entrato in aereo come gli altri, non prima: ultimo dal mio bus, ma prima di quelli del secondo bus.
10.45-11: Imbarco passeggeri e rullaggio dell’aereo sulla pista: un Boeing 737-800;
11-13.10: Volo (ufficiale 10.45-13.10), regolare, ho occupato un posto vicino al finestrino: annunciato cielo coperto a Santander, l’aereo ha recuperato il ritardo della partenza.
13.15-13.25: Attesa recupero bagaglio: breve attesa, ma ritrovo la bici con la leva del freno destra spostata: deve aver preso un bel colpo. Provo a raddrizzarla con la forza delle mani: è troppo dura, non ci riesco e decido di non forzarla ulteriormente.
13.25-14.15: Rimonto la bici e vi sistemo i bagagli, operazione, anche questa, lunga e complessa. Decido di non mettere i pantaloncini da ciclista e le scarpe a sgancio rapido ma di andare con i pantaloncini che portavo e con le scarpe da ginnastica.
14.20-19.45: Pedalo dall’aeroporto di Santander a Reinosa, cioè dal livello del mare fino a 900m. s.l.m.: percorro quindi complessivamente 84km a 19km/h di media, in 5h25’ di pedalata.
Nel programmare il viaggio non avevo per niente considerato l’aspetto del dislivello altimetrico: è un aspetto importantissimo per un viaggio in bici, perché la pianura consente di mantenere medie molto più alte, ed, a parità di sforzo sostenuto, in pianura si possono percorrere più chilometri al giorno rispetto a quando ci sono dislivelli sul percorso.
E’ stato un viaggio solitario, con prevalenti salite, poco traffico automobilistico, un po’ di più di camion, ho imboccato per errore due volte l’autostrada, all’inizio e alla fine della pedalata, ma senza pericolo. Ho imboccato anche una stradina di montagna, sempre per errore, salendo fino a Yer-mo, località non riportata sulla carta di cui disponevo. Ho constatato che la mappa stradale che avevo non era per nulla dettagliata: sono dovuto scendere di nuovo avendo percorso circa 10km, tra salire in montagna e scendervi, con bici appesantita dai bagagli, inutilmente.
A un certo punto la strada bellissima, panoramica, la Nacional-611, saliva, saliva: 600m. slm, 700, 800, 850, arrivo quasi sfinito a Reinosa e mi fermo ad un supermercato. Erano le 19.55: faccio un po’ di spesa alla LIDL all’ingresso di Reinosa (6,42€).
Alle 20.30 arrivo all’Hotel “Vejo” che trovo subito alle porte della cittadina: non mi sembra il caso di cercarne un altro: faccio una doccia, lavo gli indumenti usati in viaggio e vado a cena nel ristorante dello stesso albergo.
Tra le 20.55 e le 21.45 sono in camera d’albergo dell’Hotel Vejo di Reinosa;
Dalle 21.50 alle 23.15 sono a cena al ristorante al piano terra dell’albergo. Consumo una bistecca con osso (“chuleta” ?) abbondantissima, e molto buona, al sangue ma non tanto quanto quelle che cucinano in Francia, che sono semicrude.
Totalmente ho percorso 93km di cui quasi dieci in Italia e il resto in Spagna salendo da 0 a 850 m. slm, in 5h50’ di tempo, tenendo una media che consideravo bassa (19-20km/h), senza immaginare che la mia media dei giorni successivi sarebbe stata quasi sempre ancora più bassa.
13 giugno 07:
Dalle 9.00 alle 9.30 faccio colazione al ristorante del piano terra dell’albergo; saldo il conto dell’albergo (62€) e, verso le 9.45 esco in bici. Vado di nuovo al supermercato LIDL (dalle 9.50 alle 10), non trovo quello che cercavo: un adattatore elettrico per la mia spina tripla, un pettine, del dopobarba; tra le 10 e le 11 ho percorso 16km su una strada sbagliata, la N-611 che, secondo la mia mappa si sarebbe dovuta biforcare, non si biforca, forse a causa della autostrada che risulta ancora in costruzione ed invece in realtà è bella e costruita: quella mappa non era dettagliata e aggiornata e, in aggiunta, la signora della reception mi ha dato informazioni sbagliate: per questo motivo ho fatto 5/6km in discesa ripida al 10% e poi sono dovuto risalire con tutto quel peso più l’acqua: era freddo e perciò indossavo la mantellina antiacqua non traspirante e quindi mi sono bagnato tutto e non ho potuto asciugarmi che alle 8 di sera!
Il tempo era uggioso, coperto, con vento contrario e per tutta la giornata ho indossato la mantellina antiacqua. Solo nel pomeriggio è migliorato, c’è stato un po’ di sole (raro), ma sempre vento a 20/30 nodi nella direzione contraria alla mia!
Da Osor-no mancavano solo 22km ad arrivare ad incrociare il Cammino francese a Carrion de los Condes, ne avevo già percorsi 94, ma, il vento terribile mi ha messo veramente in difficoltà.
Durante il percorso, al 66,9km della percorrenza giornaliera misurata dal trip computer, ho forato la ruota posteriore, ho dovuto quindi cambiare la camera d’aria: l’ho fatto con molta attenzione. La foratura è stata dovuta, con molta probabilità, ai sassolini di asfalto che ci sono inevitabilmente ai margini della strada, peraltro larga e bella, panoramica, la “Nacional-611”. Ho fatto una sostituzione di camera d’aria accurata, ma rimontata la ruota, ho visto che non era tornata perfettamente circolare - già questo è grave - ma in più, per quanto mi sia sforzato di rigonfiarla molto, con la piccola pompa da viaggio che avevo, non credo di averla portata a più di 3/3,5atm. di pressione e perciò mi sentivo in pericolo di una imminente nuova foratura.
Ero preoccupatissimo e, ripartito in quelle condizioni di carico, cercavo di evitare ogni sassolino. Per fortuna dopo dieci km ho collaudato l’adattatore per gonfiare la ruota alla stazione di servizio: in una frazione di sec. l’ha gonfiata non so a quale pressione ma - penso - a non meno di 5 atm.: non ho voluto insistere e sono ripartito più tranquillo anche perché la circolarità della ruota sembrava recuperata (avevo ragione, dato che per i successivi 500/600km di viaggio non si è più forata).
Sono arrivato intorno alle 19, dopo 9 ore di pedalata solitaria su strade bellissime, non trafficate, la N-611 e poi la N-120, una altitudine da 850 a 1000/1050 m. slm, con continui saliscendi, al “Camino frances”.
All’arrivo a Carriòn de los Condes mi sono fermato all’incrocio dell’inizio del paese e, prima di decidere dove andare, non si è sganciato il pedale sinistro mentre la bici si sbilanciava proprio a sinistra: sono caduto a terra davanti a una decina di anziani seduti. Uno si è alzato per venire ad aiutarmi e così gli ho chiesto dove fosse l’”albergue de los peregrinos” e sono quindi andato verso il centro del paese. Poco dopo ho trovato questo albergue: aveva l’ingresso da una porta sita in prossimità della Cattedrale centrale. All’interno ho trovato una piccola stanza con all’interno 20/30 pellegrini che continuavano a cantare musica religiosa con alcune suore. La suora seduta al banco che doveva essere dell'accoglienza dei pellegrini mi ha portato fuori e spiegato gentilmente che quel refugio era pieno ma che potevano ospitarmi a terra se non avessi trovato posto all’altro albergue che mi indicava.
Sono andato all’albergue (va tradotto in italiano correttamente come “ostello” o “rifugio”, non come “albergo”) del S.Spirito, ma la porta era aperta e non c’era nessuno ad accogliermi: ho visto che le altre porte erano chiuse e stavo per andar via quando ho notato un campanello che ho suonato insistentemente. Finalmente è scesa una suora gentile che mi ha messo il “sello“ (timbro) sulla credencial del pellegrino che mi ero fatto fare a Roma, mi ha chiesto 6€ per la notte (gliene ho dati 10) e mi ha indicato un posto nel retro dove portare la bici.
Nel retro c’era un grande cortile, tipo oratorio, ho parcheggiato la bici, la suora mi ha mostrato la stanza per la notte con 13 brandine delle quali solo alcune occupate da oggetti e sacchi a pelo, poi mi ha mostrato le docce, i servizi, le ho chiesto un locale dove poter cenare.
Ho potuto finalmente farmi una doccia, lavare parecchi indumenti, metterli poi ad asciugare, e poi sono andato al bar indicato dalla suora del S.Spirito: facevano solo “bocadillos” (panini). Ho preso solo un panino con Jamon (prosciutto) dato che nel viaggio avevo bevuto succo di ananas e cioccolatini alla menta After eight.
Totale percorsi in questa giornata 120km in 9 ore e mezza (dalle 10 alle 19.30 circa), con una media molto bassa, per aver perso circa un'ora complessivamente a causa della foratura (per gli ultimi 20km, che prevedevo di percorrere in un’oretta, ci ho impiegato molto più tempo a causa del vento contrario).
14 giugno 2007:
Quella mattina alle 7.15, quando mi sono svegliato, il cielo era coperto, era piovuto durante la notte, ed era tutto bagnato, (meno male che prima di mettermi a letto la sera prima un pellegrino mi aveva avvertito che stava iniziando a piovere e così mi sono precipitato in cortile a ritirare i miei panni stesi e li ho messi sulla brandina vicino alla mia sperando che nessuno protestasse). Faceva pure freddo: mi sono messo il giacchetto “G.S.Frasso” invernale in windstopper e sopra a questo ho indossato anche la mantellina di plastica antipioggia.
Mi sentivo un po’ disidradato.
Scrivevo questi appunti dalle 7.30 alle 8.30 mentre i quattro pellegrini che avevano pernottato nello stesso locale si preparavano e se ne andavano: mi è montata un po’ di ansia che fosse tardi e che potesse iniziare a piovere: mi sono sbrigato a preparare i bagagli: ci sarebbe voluto almeno mezz’ora per partire, ma volevo anche far colazione. Comunque, nonostante la pioggia, un obiettivo l’avevo già raggiunto: ero sul Cammino francese finalmente!
“Cavolo! Piove!” mi sono detto mentre scrivevo questo che leggete.
Alle 8.55 finalmente sono uscito.
Dalle 9 alle 9.30 ho fatto colazione (due cappuccini, un lievito, un litro e mezzo di acqua: 4,5€)
In questa giornata ho pedalato per 10hh15’! (dalle 9.30 alle 19.45)
Mi sono coperto bene dalla pioggia, ma, prima di partire, già al bar le mie mani sulla tazza del cappuccino erano congelate!
Una pioggerella insistente non mi ha abbandonato per tutte le prime sei ore di pedalata, che a tratti si trasformava in temporale vero e proprio, non mi faceva tenere aperti gli occhi, ma le buste che mi proteggevano i piedi resistevano!
La cosa peggiore era il vento, se possibile ancora peggio di ieri: come ieri era in direzione contraria alla mia.
Dopo un po’ di Nacional-120, dove ho superato i primi pellegrini-ciclisti che ho visto, in numero di 7/8, senza dimenticare di salutarli con il rituale “buen Camino!”. Sono entrato in una strada secondaria, con un panorama un po’ monotono. Era una stretta strada asfaltata costeggiata da un “Camino” sterrato a sinistra e una fila di alberelli (di questa strada c’è una foto sulla guida “Terre di mezzo”), che durava almeno 20/30km quasi rettilinea: altitudine 800/900 m. slm: ecco perché era così spazzata dal vento! Ma perché questo doveva essere proprio contrario alla mia direzione? Avrei dovuto credere, come forse avranno fatto i numerosi pellegrini medievali, che pioggia e vento erano segnali di una volontà divina in tal senso? Sembra però dalle guide che ho consultato che vento contrario e piogge siano una costante da queste parti. Poi la strada ha deviato a destra ed il vento è passato di conseguenza da “ore 12” rispetto a me a “ore 11” o “ore 10”.
Ho incontrato un ciclista che però si è fermato a Mansilla de las Mulas a pranzare.
Ho pensato di continuare fino a Leon, con l’intenzione di provare a fare ancora di più se, una volta arrivato a Leon, fossi ancora non stanchissimo.
Vicino a Leon è smesso di piovere ma è ricominciata la battaglia contro il vento: c’erano delle raffiche che mi spostavano il manubrio, mettendomi in pericolo di caduta, ma continuavo a pedalare, strenuamente.
Appena giunto a Leon ho visto un Mc Donald’s e mi ci sono fermato. Erano le 15.30; mi sono tolto le plastiche e gli impermeabili: la guida era bagnata, anche se era protetta dalla plastica della cartina stradale sul manubrio. Era uscito un tenue sole, che compariva e scompariva. Io ero completamente bagnato. Ho consumato un Big Mac menù (5,1€) e un cono gelato e un caffè e in circa un'ora sono ripartito, provando a raggiungere Astorga, circa 50km più avanti: erano le 16.30 e, con un po' di fortuna, potevo farcela.
Era uscito il sole, c’era però ancora il vento ed ho deciso di riprendere a pedalare senza gli impermeabili (le buste trasparenti dai piedi le avevo già tolte da Leon) mettendoli ad asciugare sotto la rete copribagaglio: era duro il vento di nuovo in faccia ma a 15km da Astorga ero un po’ euforico ed ho deciso di concedermi un po’ di musica, dal cellulare con radio e MP3, che ho ascoltato per l’ultima ora di pedalata, con entusiasmo nonostante il vento e le salite.
Quando vedevo ormai Astorga ho percorso un paio di km di discesa e sono entrato poi nel centro storico arrampicandomi su qualche ripida rampetta. Giunto alla bella piazza mi sono fatto fare la prima foto da qualcun altro mentre le prime 30/40 erano fatte da solo (tutte foto fatte col telefonino).
Mi sono fatto dire dove era l’albergue per i peregrinos e ci sono andato: mi è parso bellissimo: vicino alla Cattedrale, di architettura medievale, ho pagato 6€, ho preso posto nel piano basso di un letto a castello di una mansarda con 10/15 posti letto, vicino c’erano le prese per ricaricare i due telefonini e l’orologio satellitare; ho lavato i panni al lavatoio e li ho stesi (“tanto domani saranno ancora bagnati!”, pensavo). Ho chiesto, come il giorno prima, informazioni su dove andare a cena: l’hostelero mi ha indicato l'Hotel Gaudì, nella piazza principale, che aveva una convenzione con l'albergue. Mi è parso di capire che per il menù del pellegrino avrei pagato solo 10€. Ci sono andato: era un posto che mi pareva bellissimo e perfino elegante: mi hanno portato una grossa insalata mista, poi una fettina con patatine fritte, mi hanno aperto una intera bottiglia di vino tinto "Pazes" (70cl: l'ho finita!), poi, quando ho guardato l'orologio ho visto che erano già le 22: ho sperato che l'albergue chiudesse alle 22.30 e non alle 22, sennò sarei restato fuori! Non importava, ho chiesto financo il dessert: una lemonmusse: col vino tinto ci sarebbe andata bene?
Ho pagato effettivamente solo 10€! In un posto equivalente di Roma per una cena così penso avrebbero chiesto 40€! Ho ovviamente lasciato una mancia (2€).
“Questa Spagna del nord è proprio bella”, pensavo, “degna della più bella Italia del nord!”.
Il resoconto della giornata è:
12hh15' in bici
8hh40' di pedalata effettiva:
145 (120,9) km percorsi
odo 986 km (contakm totale del ciclocomputer)
13,9km/h avg (media)
mxs 62,2 (massima velocità raggiunta)
albergue Astorga: pagato 7€
restaurant: pagato 12€
colazione: pagata 3€
15 giugno 2007:
Iniziava una nuova giornata senza sole, cupa, ma almeno quella mattina non pioveva!
Pensavo: “i pellegrini non fanno la doccia di mattina: probabilmente, non essendo in Hotel dove vengono forniti asciugamani, preferiscono non camminare con i propri asciugamani bagnati per tutto il giorno. Quando poi arrivano al rifugio, normalmente a ora di pranzo o, tutt'al più nel primo pomeriggio (non come me che finora ho pedalato sempre fino a sera), si fanno la doccia, lavano i panni e li stendono, nella speranza di trovarli asciutti la mattina dopo”.
Sono andato di cattivo umore per aver visto che il mio costoso orologio GPS, ancora nuovo, non si accendeva: già prefiguravo di doverlo rimandare in fabbrica per farlo riparare, sia pure in garanzia. Ma il giorno dopo ha funzionato: come se non si fosse caricata la batteria durante la notte di Astorga.
Quel giorno mi aspettava una tappa "molto impegnativa" secondo la guida “Terre di mezzo”: bisognava salire fino alla Cruz de hierro a oltre 1500 m. slm.
Quello è stato il giorno in cui ho incontrato molti pellegrini: sono partito dalla bellissima città di Astorga, come al solito per ultimo rispetto agli altri 4-5 ciclisti che hanno pernottato nell'albergue; ho dapprima incrociato dei ciclisti italiani partiti da Pamplona, provenienti dalla Sicilia, con MTB, che percorrevano dai 50 agli 80km al giorno e mi confermavano che anche per loro era stata durissima. Sarebbero tornati il 21 giugno.
Poi ho incontrato una coppia di ciclisti di mezza età che provenivano dall'Olanda: avevano già percorso 2200km (marito e moglie di 50/55 anni), poi una coppia di Milano con la quale abbiamo percorso l'ultimo tratto di salite fino alla Cruz de hierro e fatto delle foto. Lì ho visto il primo ciclista con bici da corsa, un olandese di 50/60 anni che si vedeva essere uno sportivo, aveva la bici poco carica, però uno zainetto indosso. Dopo una discesa lunga e ripida, tanto da farmi essere molto prudente con i freni, ho rincontrato questo ciclista mentre ero fermo ad una fonte d'acqua: l'ho raggiunto ed abbiamo fatto diverse decine di km insieme: era un olandese già ciclista sportivo che aveva percorso 2500km per arrivare fin là dall'Olanda: percorreva più o meno gli stessi km al giorno che percorrevo io però quel giorno aveva già 40km più di me per essere partito prima di mattina, quindi quando il avevo 75km segnati sul contakm (tot.84+116+145+75=420km percorsi fino ad allora) lui si è fermato a cercare un rifugio mentre io volevo continuare fino ai piedi della ulteriore salita di O Cebreiro, per una trentina di km per arrivare ad un totale giornaliero di 105km, dato che quel giorno avendo scalato una dura salita potevo ritenermi soddisfatto ed inoltre ero sempre meno preoccupato di non raggiungere la meta man mano che passavano i chilometri.
Però i rifugi che erano indicati sulla guida non c'erano, perchè avevo percorso una strada diversa, e quindi ho dovuto iniziare la salita per il Cebreiro: chiedendo informazioni ho scoperto che sarei dovuto arrivare fino in cima al Cebreiro a 1300 m. slm.
Però quando mancavano pochi km a Pedrafita non avevo più nulla da mangiare e mancavano ancora almeno dieci km di salita dura. Mi sono fermato un attimo e ho provato a masticare del finocchio selvatico che era cresciuto sul bordo della sede stradale: “buonissimo!”, mi sono detto. Mi ha ridato un po’ di energie, anche se solo le parti più tenere si potevano ingoiare. A Pedrafita finalmente ho potuto mangiare parecchie cose in una “Panaderia” e sedermi al sole. Erano le 18 mentre avevo previsto che sarei arrivato lì al più tardi alle 17. Comunque, dopo la sosta, sono ripartito per il Cebreiro, e, quando sono arrivato all’albergue, mi hanno detto che era completo. L’hospitalera non c’era, visto che il rifugio era ormai completo, e così un gentile giovane pellegrino mi ha fatto vedere il prefabbricato dove erano le brande per vedere se preferivo mettermi per terra. Poi ho riprovato a bussare in ufficio e vi ho trovato l’hospitalera che mi ha detto che non c’era posto neppure per terra. Mi ha dato una lista di altri albergue lungo la strada, ma non ho voluto fermarmi al successivo perché non volevo togliere il posto ad un gruppo di pellegrini adolescenti che avevo superato poco prima. Anche all’albergue successivo non c’era posto e sono dovuto andare al successivo: ho percorso in quel giorno 122km, con due salite dure fino a 1550 e 1370 m. slm e dodici ore tonde di bici (dalle 8.30 alle 20.30), a 14km/h di media.
Questo rifugio, si chiamava Alto de Pojo, era un albergue privado, con l’aspetto di un bar degli anni ‘50, sperduto sulle montagne deserte a quasi 1400 m. di altitudine slm: faceva un gran freddo.
Ho cenato qualcosa di caldo, una minestra e uova fritte con patate, con due cerveze (7,5€), mentre parlavo con tre ciclisti della Spagna del nord, vicino al confine francese che facevano anche loro il Cammino con MTB: mi hanno detto che ero matto a fare così tanti km al giorno.
Ho dormito in uno stanzone nel retro del bar, con una decina di brande, quasi tutte occupate da pellegrini più o meno anziani, è stato molto freddo di notte, nonostante il sacco a pelo e la maglia a maniche lunghe che indossavo.
16 giugno 2007:
Dentro lo stanzone di notte aveva fatto freddo e la mattina il mio orologio misurava una temperatura interna di 14°, significava che fuori dai vetri appannati delle finestre eravamo senz’altro sotto i 10°, e io non avevo pantaloni lunghi (che i ciclisti spagnoli avevano) ma solo pantaloni antipioggia.
Alla colazione ho parlato con una coppia di 50/55 anni, lui tedesco e lei svedese: si erano incontrati in viaggio ed avevano deciso di continuare il Camino insieme, ma lei era partita con altre due amiche svedesi che poi si erano ritirate, lasciandola sola: era dal 15 maggio che camminavano ed ancora ci sarebbe voluta una settimana di Camino per arrivare a Santiago, per un totale di 40 giorni.
Ho fatto una colazione doppia (3,3€).
Mentre preparavo i bagagli sulla bici ho salutato il pellegrino giovane che era stato gentile all’albergue di O Cebreiro la sera prima, come gli altri pellegrini, era partito presto di mattina ed avendo percorso già diversi chilometri mi aveva raggiunto.
Finalmente sono partito, verso le ore 9, per ultimo rispetto ai ciclisti spagnoli, che poi non ho rincontrato. Accusavo un lieve dolore muscolare alle gambe.
“Rifunziona il GPS da polso! Non indosso però la fascia pettorale per il controllo cardiaco”.
Indosso invece la giacca in windstopper, i guanti invernali e pantaloni e mantellina impermeabili, per proteggermi dal vento freddo, anche se erano ormai le 9.30 e la temperatura avrebbe dovuto essersi già un po’ rialzata rispetto alla notte.
Ho percorso inizialmente una lunga discesa: circa 20km fino a Triacastela, scendendo da 1380 a 500/600 m slm, con una media, altissima per le condizioni del viaggio, di 40 km/h, punta di 72 km/h.
Poi ho percorso salite e discese tra i 400 e i 650 m slm, per altri 25 km, mi sono fermato per fare spesa in un piccolo supermercato (avevo le labbra doloranti tutta la notte, e ho comprato uno stick per labbra, un pettine e un sapone da barba che avevo scambiato per un dopobarba piccolo, 4 barrette energetiche ai cereali per far fronte ad esigenze come quelle del giorno prima (9,5€).
Ripartito ho trovato altre salite e discese, ho messo l’abbigliamento antipioggia perché piovigginava, poi però l’ho dovuto togliere poco prima di Portomarin per essere tutto bagnato e non pioveva più. Ho mangiato l’ultimo dei tre bocadillos fatti il giorno prima alla panaderia prima del Cebreiro a Pedrafita e mi sono riposato un po’ in un bel posto di ristoro al lato della strada, dove ho riorganizzato la mappa e ho scritto tratti di questi appunti.
Totale sosta circa un’ora, dalle 12.30 alle 13.30.
Leggevo allora che da Portomarin, che è a 350 m. slm, si sarebbe dovuto risalire a 750 m. slm: la tappa secondo la guida era “impegnativa”: io fino ad allora ho percorso due o addirittura tre di quelle tappe definite “impegnative” o “molto impegnative” nella stessa giornata! Vabbè, bisogna dire che è diverso passare sull’asfalto rispetto a percorrere gli sterrati o i sentieri, e anche che le MTBikes previste dalla guida sono più pesanti delle comuni bici da corsa e che le loro ruote sono anche meno scorrevoli, ma c’è comunque da dire che io avevo un bagaglio più pesante di quello ipotizzato dalla guida (oltre trenta chili, bici compresa, s’intende), e che quindi la differenza stava più che altro nella mia volontà di pedalare ogni giorno per 10/12 ore piuttosto che per 5 o sei come previsto dalla guida.
Però in quel giorno ero un po’ preoccupato per certi dolori muscolari alle gambe.
Per quel giorno volevo stare in bici per un numero di ore inferiore a quello consueto fino ad allora, perché dovevo comunque lavare molti indumenti, ed ero comunque in anticipo sull’arrivo a Santiago. Infatti c’era da considerare che, quella del giorno successivo sarebbe stata una tappa breve, che era ancora il 17 giugno, ed avevo tempo fino al 20 giugno per arrivare a Santiago, giorno in cui, di sera, avrei avuto l’aereo per Roma.
Alle 17 ero a Melide, dopo 100km esatti,, aspettavo con ansia quella meta, anche perché avevo percorso in giornata tutte salite e discese.
Ho trovato l’albergue, ma l’hospitalera non c’era e qualcuno mi ha detto che era pieno ma che c’erano posti per terra; non mi andava di stare altro tempo tutto bagnato e ho preso un materasso libero per terra, mi sono fatto una doccia (fredda), poi mi sono vestito, ho messo in carica uno dei due telefonini, parcheggiato la bici in uno dei box dei cavalli nel retro del rifugio, poi ho cercato un posto per cenare, ma prima ho lavato tutti gli indumenti: due completi da ciclista + manicotti e due paia di calze, poi li ho stesi e provato a riparare la camera d’aria forata il secondo giorno, ma c’erano due buchi invisibili.
Intanto è iniziato di nuovo a piovere ed ho dovuto quindi togliere immediatamente i panni stesi e li ho stesi sulla bicicletta che avevo parcheggiato in uno dei vecchi box per cavalli nel retro dell’albergue (si, la bici anche la notte prima aveva pernottato in mezzo a galline a maiali).
Ho chiesto ad una coppia di pellegrini italiani dove andare a mangiare e questi mi hanno accompagnato alla più antica “pulperia” di Melide la “Pulperia Ezequiel”, dove mi sono messo un timbro sulla credencial e ho preso posto su una panca lunga a fianco di tavolate di legno antico. Mi sono fatto portare del vino tinto, che era servito in una piccola caraffa di terracotta e si beveva in una ciotola anch’essa di terracotta. Subito è arrivato un ottimo polpo in pezzettoni, servito su di un piatto di legno, senza posate ma con degli stecchini, condito semplicemente in olio d’oliva e peperoncino rosso in polvere: un posto bellissimo, molto caratteristico (12€)
Tra l’altro la guida descriveva Melide come la capitale del pulpo galego e raccomanda di mangiarlo qui: quale posto migliore di quell’Ezequiel?
Resoconto statistico del 16.6.07:
contakm 100,4 km
avs 19km/h (media)
odo 996km (contachilometri totale del trip computer)
mxs 70,2 (massima velocità raggiunta)
atm 5h17’ (tempo della pedalata effettivo) dalle 9 alle 17, cioè 8 ore, soste comprese
GPS Garmin: 100,3km percorsi
5h06’ tempo della pedalata effettivo
velocità media 19,6 km/h
17 giugno 2007:
Il polpo della sera prima era molto buono: bollito, condito con peperoncino rosso e olio d’oliva.
Ho letto sulla guida che Melide era la capitale del pulpo galego, e perciò è stata una buona scelta quella di andare a cena nella più antica delle pulperie di Melide: 12€ per pulpo, vino tinto, una cerveza, un helado.
Saldo: 215€.
L’albergue va pagato con un donativo libero.
La coppia di pellegrini italiani che mi ha indicato la pulperia, più tardi, mentre ero ancora a cena è venuta nella stessa pulperia ed abbiamo chiacchierato. Tra l’altro mi hanno detto che loro avevano trovato posto nell’albergue nello stanzone sottotetto, dove avevano visto un letto ancora libero. Per questo motivo, al rientro al rifugio, constatato che il posto letto effettivamente ancora c’era nel piano alto di un letto a castello, ho preso le mie cose lasciate sul materasso a terra dello stanzone a piano terra e mi sono trasferito nella mansardona.
Ho dormito, tra rumorosi pellegrini russanti, senza cuscino, perché non c’era.
Mi sono svegliato proprio mentre, a luci ancora spente, vedevo la coppia di pellegrini piemontesi che se ne andava: erano le 6:25. Puntuali rispetto a quanto avevano detto la sera prima: che normalmente si mettevano in cammino alle 6:30.
[Tra l’altro, vista la posizione geografica della regione Galizia, a fronte di un tramonto molto tardo, alle 22.15, fa giorno abbastanza tardi rispetto a Roma: albeggia alle 6.54 (18 e 19 giugno, orari misurati dal GPS) più di un’ora dopo rispetto all’alba di Roma (5.38), dove anche il tramonto avviene molto prima: alle 20.48].
Le 6-6.30 sono le ore in cui normalmente i pellegrini iniziano a lasciare i loro rifugi per mettersi in cammino; io mi svegliavo relativamente presto ma non riuscivo a mettermi in viaggio mai prima delle 8.30. Andato in bagno, sono tornato nello stanzone alle 7 notando che se ne erano già andati quasi tutti i pellegrini.
Con l’alba (ore 6.54), è arrivata una gran pioggia che mi ha messo in imbarazzo. Con calma ho riorganizzato le mie cose e verso le 7.30 non pioveva ma il cielo era grigio e fuori tutto era bagnato. La mia maglietta tecnica, l’unica asciutta,aveva cattivo odore per non essere stata lavata, le altre cose erano nel box del cavallo stese sulla bici, prevedibilmente ancora grondanti di acqua. Ho dovuto indossare quella maglia non lavata con dei pantaloncini da ciclista molto vecchi portati solo per i casi di emergenza come quello: avevano il rinforzo ciclistico che aveva assunto la consistenza di una corteccia d’albero.
Ho fatto colazione a Melide alla Pausada Chiquitin (3,5€).
Sono partito alle 8.45 sotto una pioggia intensa. Anche questa volta era difficile tenere gli occhi aperti per via della pioggia abbondante. In discesa frenavo molto perché non avevo buona visibilità.
Non c’erano pianure, tutte salite e discese e, a 10-15 km da Santiago la “Nacional-642” finisce in autostrada e bisogna deviare per il Camino, asfaltato e sterrato a fianco, però dopo non ci sono buone indicazioni, salvo che per il Camino per pellegrini a piedi e in MTB, e per gli automobilisti via autostrada. Per questo motivo sono dovuto andare avanti e indietro esternamente ai due lati dell’autostrada fino a trovare di nuovo la “Nacional-642” per Santiago. Tra l’altro quel punto è quello dove poi tornerò per l’aeroporto il giorno della ripartenza per l’Italia.
Ho fatto la prima foto al cartello di ingresso della città di “Santiago” alle 12.08, dopo aver percorso 52-53km (il trip computer della bici ha smesso di funzionare dopo 25’: ho controllato il sensore alla ruota, i contatti sotto l’apparecchio, e mi sono rassegnato a tenerlo provvisoriamente rotto sperando che dopo le ripetute annaffiate potesse degnarsi di riprendere a funzionare come ha già fatto in passato avendo preso acqua abbondante).
A Santiago ha fatto qualche squarcio di tempo discreto. Ho impiegato parecchi minuti prima di arrivare al centro storico e poi per trovare la Cathedral, dove mi sono fermato per fare foto, prima nella piazza a fianco della Cattedrale, Praza da Inmaculada, veramente bellissima, poi nella piazza principale “Praza do Obradoiro”, veramente “una delle più belle piazze del mondo” come scrive la guida.
Ho chiesto informazioni per il rilascio della “Compostela” che credevo avvenisse nella Cattedrale o nei suoi uffici, mentre mi hanno mandato alla Casa del Pellegrino, dove mi anno rilasciato l’agognata attestazione di avvenuto pellegrinaggio, previa esibizione della “Credencial” del pellegrino, controllo dei timbri apposti dagli “Hosteleri” degli “Albergues” dove ero stato ospitato.
Poi sono andato all’ufficio del turismo galiziano per chiedere dove fosse l’albergue di Santiago, ma mi hanno detto che era chiuso: gli unici aperti erano quelli lungo la via del Camino, a 3-4 km di distanza dal centro storico. Mi hanno perciò dato un elenco di posti economici per dormire a Santiago.
C’era un altro ufficio turistico sulla stessa via del centro storico, che è l’ufficio turistico per la città di Santiago, dove mi hanno dato la mappa della città e ulteriori indicazioni su dove dormire: nell’elenco c’erano quasi tutte pensioni senza servizi in camera. La commessa dell’ufficio ha selezionato una pensione che doveva offrire una camera con bagno a poco prezzo e sono andato lì, anche se era leggermente distante: ho percorso 1 o 2 km uscendo dal centro storico e ho trovato la pensione che cercavo: era chiusa.
Nel cercare un altro alloggio ho visto una pensione ad una stella senza servizi in camera: 20€ per notte; mi hanno fatto vedere una camera al secondo piano senza bagno, con finestra sulla strada principale: anche se veramente era un po’ deprimente, visto che la famiglia che la affittava era gentile, ho deciso di non cercare oltre e l’ho presa. Mi hanno fatto parcheggiare la bici in uno stanzone-magazzino al piano terreno. Ho scaricato la bici, steso gli indumenti ancora bagnati, fatto una doccia calda, scritto questi appunti,e, essendosi ormai fatte quasi le 15, volevo trovare un posto dove mangiare qualcosa.
L’albergatore mi ha accolto gentilmente; mi ha fatto vedere uno stanzone a piano terra con dei fili per stendere i panni, mi ha aiutato a stendere tutti gli indumenti bagnati che mi appesantivano il bagaglio della bici, mi ha detto che, essendo domenica, non tutti i ristoranti sono aperti ma che qualcosa comunque avrei trovato. Infatti, uscito dopo doccia e cambio indumenti ho trovato un bar-ristorante dove mangiare: menù del pellegrino, con paella (era una specie di risotto ai frutti di mare), plato combinado di wurstel e uovo con patatine fritte, vino tinto, acqua, una bottiglia grande di acqua, gelato e caffè (12,75€).
Si erano fatte ormai le 17, ho fatto un giro a piedi al centro storico, sempre sotto la pioggia, facendo foto con il telefonino, avendo cura di non farlo bagnare, ho visitato attentamente la bellissima Cattedrale, comprato dei piccoli souvenirs per circa 10€, e verso le 20, mi sono fermato a mangiare da “Pizza pollo” vicino alla “Porta do Camino”: una ensaladilla (specie di insalata russa) ed una cerveza (6,5€).
Saldo 240€.
Sono rientrato nella pensione prestissimo: alle 20.30, massimo alle 21.
Doveva mancare almeno un’ora al tramonto ed io ero già a letto!
18 giugno 2007:
Ho letto un po’ le informazioni turistiche che mi hanno dato agli enti turistici e mi sono addormentato poco dopo il tramonto. Ero continuamente svegliato dai clacson delle macchine che dalle 22.30 circa hanno iniziato a festeggiare qualche vittoria sportiva (pensavo ad Alonso che quella domenica aveva vinto il G.P. di F1, ma mi sembrava strano, piuttosto sarà stato qualcosa collegato al calcio ed alla squadra del Real Madrid). Naturalmente non avevo alcuna TV in camera per sapere di che si trattasse, per quanto ne fossi ben poco interessato.
Il vociare e urlare è continuato quasi tutta la notte, sono stato svegliato da questi rumori anche alle 3.45 del mattino; “comunque”-pensavo- “preferisco questo al russare incostante dei pellegrini negli albergue”. Piuttosto stentavo a credere che quelle finestre, pur vecchie, fossero così inefficienti nell’isolare la camera dai rumori esterni.
Ne approfittai pensando a come fare per andare a visitare Finisterre il giorno dopo: pensavo di prendere il bus del quale mi ero fatto dare orari e punto di partenza il giorno prima negli uffici turistici. Per far questo avrei dovuto svegliare di buon mattino la famiglia che gestiva la pensioncina abitando al primo piano, per farmi dare la chiave del ricovero della bici.
All’indomani, invece, fortunatamente alle 7.20 ho trovato il signore della pensione che mi ha aperto lo stanzone e sono uscito in bici verso la stazione degli autobus, a circa uno-due km di distanza. Una volta lì ho caricato la bici nel bus pagando per questa solo 2,4€ di biglietto in più (21,4+2,4€ per complessivi 23,8€ andata e ritorno).
La compagnia di bus che svolgeva il trasporto si chiamava “Arriva” e disponeva di bus trasandati e vecchiotti. Il bus, per arrivare a Fisterra (questo è il nome che si legge sulle mappe e in spagnolo ma è anche nota come “Finisterre”, che ne dovrebbe essere il nome latino, che significa “fine della terra conosciuta”), ci avrebbe impiegato 2hh30’, perché sono più di 100km. Il primo bus della giornata, delle 8 che ho preso io, si è quasi completamente riempito di passeggeri. Faceva una sosta alla fermata di Santa Comba di 5 o più minuti: ne ho approfittato per far colazione (2€) al “Bar Finisterre”(fotografato al ritorno dal bus), vedendo che anche l’autista faceva la stessa cosa.
Desideravo ardentemente un po’ di sole, che mi mancava ormai da giorni, ma il mio desiderio è stato esaudito solo verso le 9.30, quando si sono incominciati a spannare i vetri ed è comparso un po’ di sole, sempre però tra gli squarci di nuvoloni neri:
Da Fisterra a Muxìa, che è un’altra città sul mare interessante da vedere, sono 31km: forse sarebbe stato troppo cercare di arrivarci per poi subito tornare a Fisterra per prendere l’ultimo bus della giornata per Santiago che era quello delle 16.30, se le salite fossero state troppo dure o in caso di contrattempi come forature, avrei potuto rischiare di perdere il bus del ritorno.
Considerando il tempo atmosferico che avevo trovato riflettevo che è proprio vero che la Galizia “è l’Irlanda della Spagna”, come, in altri casi certe regioni vengono accomunate ad altre per motivi climatici: ad esempio Sumava, in Boemia del sud è detta “La Siberia della Repubblica Ceca”.
Arrivato a Fisterra mi sono seduto ai tavoli esterni al “bar del pirata”, con una bella vista sul porto, per fare una seconda “desaiuno” (leggi “colazione”. Un cappuccino, due fette di pane tostato, due marmellate e due pani di burro: 3,6€). Appena il tempo per finire questa colazione ed è iniziata la pioggia. E’ stata di breve durata, poco dopo un tenue sole già filtrava tra le nuvole. Due ore dopo sembrava che il sole si fosse stabilizzato, però sempre in mezzo al consueto tappeto di nuvole.
Ho visitato il pese ed il porticciolo facendo foto approfittando del sole, e poi sono andato all’”Ayuntamiento” (uffici comunali?) come avevo letto da certe indicazioni scritte che avevo, per farmi dare un altro Certificado (…que acredita que el peregrino ha finalizado su peregrinaciòn en Fisterra) cioè un’altra sorta di Compostela attestante la fine del pellegrinaggio a Finisterre. Da lì mi hanno rimandato all’albergue che però era chiuso, come prima: ho bussato ma non mi aprivano, quando è uscito qualcuno mi hanno detto che apriva alle 17 ma poi hanno acconsentito a timbrarmi la Credencial de Peregrino e a darmi l’attestato.
Alla spiaggia grande ho raccolto qualche conchiglia (come avevo letto prima ho riscontrato che ce ne sono tantissime). Intanto scattavo foto col telefonino che, a mano a mano si faceva più lento a memorizzarle.
Ho continuato la visita percorrendo in bici gli ultimi dieci km del Camino di pellegrinaggio fino al paese vicino “Sardineiro”.
Tornando indietro ho continuato per la strada oltre Fisterra per vedere il faro di Cabo Fisterra: una salita con molto vento contrario, che però era lunga solo 3km ed inoltre la mia bici non era completamente carica (anche se poi ho scoperto che mi stavo portando appresso una quantità di cose inutili, tipo il sacco a pelo!). Anche lì ho scattato belle foto.
Tornato giù a Fisterra ho pranzato: soupa de moriscos, un bicchierino di vino tinto, un cafe con leche, una postre al cioccolato e chezo (formaggio): 11€.
Erano ormai passate le 16 e dal posto che avevo scelto, un tavolo esterno di un bar-ristorante, potevo vedere la fermata del bus dal quale sarei ripartito per Santiago.
Il bus era puntuale, un po’ più moderno di quello dell’andata, anche questo quasi pieno di passeggeri.
All’inizio del mio viaggio nel Camino, a Carrion de los Condes, arrivato alquanto stravolto all’albergue, questo, situato vicino alla cattedrale centrale, era gestito da suore. Una di queste, mentre nella piccola hall si cantavano canzoni religiose, non avendo posto per me, mi ha mandato all’albergue del S.Spirito dove mi ha accolto anche lì una suora: consideravo che, per tutto il tempo successivo del viaggio l’aspetto religioso del Camino non è stato più avvertibile, non ho visto pellegrini pregare, raccomandarsi l’anima a Dio; mi sembrava piuttosto gente normale, magari anche non praticante riti religiosi, solo unita dalla voglia di girare luoghi in modo originale e a basso costo. Nessuno mi è sembrato un chierichetto bacchettone.
A Fisterra e nei pressi ho percorso totalmente 25km in 4-5 ore: dalla 10-10.30 alle 15-15.30, ho scattato una miriade di foto con il cellulare Nokia N70.
Alle 18.50 cioè 10’ prima del previsto il bus è arrivato alla stazione dei bus di Santiago, anche se abbiamo dovuto cambiare bus a metà strada per lasciare quello più moderno e salire su quello vecchio dell’andata.
Ho girato ancora un po’ per il centro storico della città di Santiago in bici, o fatto foto, parlato con un ciclista che aveva percorso 3600(!)km per arrivare lì in bici e voleva tornare in Inghilterra in bici percorrendone ancora altri mille!
Poi ho fatto un po’ di spesa al supermercato (biscotti, cioccolato, succo di frutta: 5,1€), e in frutteria (due mele ed un po’ di ciliegie: 3,1€) e mi sono fermato ad un bar-ristorante che si chiamava “Estrella Galicia”, davanti alla facoltà di Xeografia e Historia, sedendomi ad un tavolo vicino alla finestra dal quale potevo vedere la bici (quello di controllare che nessuno rubasse la mia bici, o le cose contenute nelle sacche portabagagli, è un problema costante di tutto il viaggio, soprattutto quando dovevo fermarmi a mangiare, non avendo quasi mai usato il laccio metallico antifurto che pure mi ero portato). Ho perciò evitato di sedermi ad un tavolo fuori dove era freddo e c’era vento. Soupa di verdura calda, tortilla (cioè frittata di uova con patate), con ensalada fresca ed una cerveza: 8€.
Sono tornato in albergo alla 22.
Ho lavato pantaloni e maglia, doccia, barba e mi sono ritirato.
Saldo 180€
19 giugno 2007:
(alba: 6.54; tramonto: 22.15)
Stanotte, manco a dirlo, è piovuto parecchio e, al risveglio, non sapendo che fare, sono rimasto a letto fino alle 9. A quell’ora non pioveva più, era rimasto solo il cielo coperto.
I pantaloni e la maglia a maniche lunghe stesi nello stanzone al piano terra erano ancora bagnatissimi: non mi sono perso d’animo e ho deciso di andare in giro per il centro storico di Santiago a piedi però vestito da ciclista, “tanto - pensavo - è una città molto turistica, sempre meta di pellegrinaggi, e per questo abituata a vedere gente vestita in tutte le maniere, per questo mi è simpatica”.
Il problema però è che è freddino e non avendo altro devo indossare pantaloni corti, mettendomi sopra la giacca in windstopper che però non è stata lavata, non ha un profumo di pulito!
Abortite le idee ricorrenti di cambiare pensioncina, a favore di una un po’ meno triste e trasandata, o di andare in uno dei due albergues meno distanti da Santiago, magari sul Monte do gozo (però ero curioso di visitarli) o di andare in bici a visitare qualche cittadina non troppo distante, tipo “Noia” che è sul mare, e raggiungibile in bici, se il tempo lo avesse permesso.
Sono sceso alla bici al piano terra: ho scoperto che ieri ho percorso tutti i km in bici portandomi nel bagaglio pure il sacco a pelo!
Ma la cosa peggiore che ho scoperto è che tutti i fogli scaricati da internet, sul cui retro non stampato scrivevo questi appunti, si sono bagnati nonostante fossero protetti dalle buste di plastica. Quanto scrivo ora era scritto a penna su carta bagnata o almeno umida. Per fortuna quanto scritto fino ad allora si leggeva ancora. Ho riordinato i fogli, numerandoli, fuori dalla pensioncina -che ho scoperto chiamarsi “Pensione Victorina”- mentre aspettavo che il GPS acquisisse l’esatta posizione dei satelliti per poter marcare la posizione della pensione e della Cattedrale di Santiago: Della prima le coordinate geografiche sono: N 42°52,870; W 8°32,402: da lì:
- casa è a 1737 km a E;
- Roma Fiumicino è a 1713 km a E;
- Cabo Fisterra è a 60 km a W;
- Maldive è a 9039 km a E;
- Santander è a 388 km a E.
Giro un po’ per il centro storico e mi rendo conto che è freddo: la gente indossa giacche pesanti. Il mio abbigliamento è decisamente inadeguato al clima.
Mi fermo ad un Cafè per prendere un Cafè con leche caldo.
Più tardi ho pranzato ad un Cafè vicino a praza do Obradoiro su Rua do Franco n. 46 al “Bar O’46”. Ho preso un menù turistico: Caldo galliego ( cioè una zuppa vegetale calda) una Chuleta (bistecca con osso) e patatine fritte, con pane e una copa di vino tinto: 7€.
Parlo con certi pellegrini di Cuneo che avevo visto a Melide alla pulperia Ezequiel: hanno fatto a piedi circa 170km da Ponferrada, dove hanno lasciato la macchina.
Continuo poi a visitare la città seguendo il primo e poi il secondo percorso della guida che avevo comprato ieri al negozio interno alla Cattedrale, ma poi piove e mi riparo in un Cafè a praza da Quintana approfittando di un caffè caldo (1€) per riscaldarmi un po’ le mani.
Riparto sotto una pioggia scarsa ed entro nel Monasterio de San Martìn Pinario (biglietto d’ingresso: 2,5€), ne visito il museo, quasi deserto di visitatori, una quindicina di sale discretamente interessanti che sono una minima cosa rispetto alla chiesa, molto bella.
Esco solo alle 18.15 con l’intenzione di rientrare alla pensione: da lì prendo la bici, metto indosso mantellina e pantaloni antipioggia e vado al Monte do Gozo: visito l’albergue e faccio mettere il sello (timbro) sulla credencial do peregrino, percorrendo 7,5 km sotto la pioggia. Poi vado a vedere dove è l’aeroporto per la partenza di domani: sempre proseguendo per la N547 (Nacional-547), la stessa percorsa per arrivare a Santiago: ci arrivo al diciassettesimo km percorso, e la pioggia aumenta trasformandosi in temporale: faccio appena in tempo a raggiungere un parcheggio coperto, osservo l’aeroporto anche dentro, per non avere sorprese all’indomani.
Poi riparto in bici per Santiago: in periferia di Santiago vedo l’indicazione per l’albergue Acuario, vado a visitarlo, ma mi dicono che è pieno ma che posso prenotare un posto per domani: tanto la mia è solo una visita determinata dalla curiosità, non intendo cambiare sistemazione proprio l’ultimo giorno. Altro sello sulla credencial e sono in bici al centro: trovo, sulla rua do Franco, un posto dove posso parcheggiare la bici sulla vetrina e sedere a tavolo libero che vedo all’interno dal quale posso controllarla mentre ceno un kebab (con patatine e birra: 7€).
Da lì esco tardi, alle 22.10, con il desiderio di andare alla pensione per riscaldarmi con una doccia calda. Ma, passando in bici con gli indumenti da ciclista ancora umidicci e con piedi bagnati, a praza do Obradoiro sono stato attirato da musica folk spagnola proveniente da sotto i portici del palazzo di fronte alla Cattedrale (Pazo de Raxoi): ho fatto una foto e un breve videoclip con il cellulare al gruppetto in costume che si esibiva per promuovere un loro prodotto musicale in CD presso i turisti assembrati attorno.
Resto ancora qualche minuto a parlare con un trentenne di Milano che mi chiedeva informazioni sulla mia bici. Questo aveva fatto il Camino a piedi ed era restato poi a Santiago a lavorare come cuoco per tre mesi.
Mentre ero lì mi saluta la coppia di ciclisti di Milano con la quale ho percorso gli ultimi chilometri fino alla Cruz de Hierro e fatto alcune foto: erano arrivati il giorno stesso, due giorni dopo che ero arrivato io a Santiago.
Si sono uniti nelle chiacchiere altri tre-quattro ciclisti del nord Italia, raccontavano di essere partiti da Se villa (Siviglia) con le bici da corsa, passando anche per Fatima, avendo però anche loro trovato tanta pioggia per strada.
Ci siamo poi salutati con tutti gli altri mentre con il trentenne di Milano, tale Matteo, abbiamo deciso di andarci a prendere due birrette (8,8€ offrendo io).
In questo modo si è fatto tardi e tra tornare, parcheggiare la bici, doccia calda, mi sono messo a letto quasi alle due di notte, unico giorno in cui non sono andato a dormire “con le galline”.
Il ciclocomputer sul manubrio non aveva funzionato, il GPS in serata si era scaricato, ma potevo comunque valutare di aver percorso durante la giornata circa 30km in bici.
20 giugno 2007:
Quell’ultimo giorno di viaggio mi sono svegliato relativamente tardi: alle nove; doccia e preparato le prime cose per il viaggio di ritorno. Sono poi uscito dalla pensione solo alle dieci.
Ho pagato alla signora della pensione un acconto di 50€,perché non aveva il resto da darmi, concordando di tenere la stanza fino alle 14.
Al piano terra ho ritirato gli indumenti stesi ma la maglia a maniche lunghe era ancora umida! Così sono dovuto uscire con l’unico altro indumento a maniche lunghe che avevo, usato per la notte, indossando sotto di esso una maglia da ciclista.
Sono così uscito, un po’ annoiato di questo clima persistentemente umido che non consentiva alle maglie di asciugarsi neanche dopo 36 ore.
Passando al mercado ho acquistato delle ciliegie (1€), a praza de Mazarelos sono entrato all’università; ho approfittato di alcune macchine automatiche distributrici di caffè e merendine per far colazione (1,5€), e ho visitato quella struttura universitaria: non è l’unica sede dell’università di Santiago. E’ molto bella, moderna: sembra a misura di studenti che vedo pochissimi. Ne sono uscito alle 11.15 e ho deciso di seguire il terzo dei quattro itinerari proposti dalla guida di Santiago di cui disponevo, anche se molte cose di questo itinerario le avevo già viste nei giorni precedenti.
Ho seguito questo itinerario di visita a piedi come nei giorni prima avevo seguito attentamente gli altri due proposti dalla guida, visitando ogni punto di interesse, ma, ripassando al mercato, ho dovuto comprare un ombrello pieghevole perché è iniziato a piovere di nuovo e non indossavo neppure la mantellina antipioggia.
Ho trovato veramente degno di interesse il Museo do pobo galego sito dentro un monastero ristrutturato, ad ingresso gratuito.
Tornato finalmente alla pensione ho lasciato la stanza, pagato il saldo dei pernottamenti, 10€, caricato le mie cose sulla bici, e andato pochi metri più in là, vicino alla Porta do Camino dove avevo visto un ristorantino dove per cose a base di pesce c’era un menù turistico: Ho legato la bici fuori e sono entrato, ma non c’era posto: ho aspettato, 5-10 minuti e si è liberato un tavolo. Erano le 14.40. La crema di moriscos era finita e mi hanno portato una crema di piselli. Intanto fuori, come al solito, era iniziato a piovere e la bici si era di nuovo bagnata tutta. Ho consumato un pesce bollito per secondo (mi è sembrata una fettina di pesce spada), con patate lesse: tutto insipido, ma con energetiche dosi di sale, olio e aceto sulle patate ho reso tutto ottimo per il mio gusto, ho chiesto il conto ma il cameriere mi ha proposto un dolce incluso nel menù e non ho saputo resistere al dolce al queso (tipo mousse di formaggio philadelphia con miele e una cialda). Tutto questo compresa una copa de vino tinto (mezza copa! Ma di vino “Albarinos” galliego) e un cafè con leche: 9€ (10€ con mancia, ovvio). Era il bar ristorante “Petiscos”.
Ero un po’ preoccupato per la bici che dal tavolo che avevo, al primo piano, non vedevo: per fortuna era a posto, compreso il suo carico.
Saldo 75€.
Ora non restava che – con tutta calma – pedalare fino all’aeroporto, sperando che non riprendesse a piovere per quei 12km.
Invece è piovuto anche per quei 12km che mi separavano dall’aeroporto: ho dovuto indossare di nuovo gli antipioggia e arrivare all’aeroporto tutto bagnato, come sempre.
Ero in aeroporto già alle 16.30, l’aereo sarebbe partito alle 20.40 quindi ero con largo anticipo; ho impacchettato la bici al meglio, per evitare che succedesse quello che era successo all’andata: cioè di ritrovarla danneggiata per qualche urto.
Al Check-in ho parlato con due tipi abruzzesi dell’Aquila, che avevano le bici impacchettate professionalmente in scatoloni appositi: le avevano fatte inscatolare a Santiago da una ditta specializzata, di cui anch’io avevo sentito parlare, pagando, per ogni bici 16€. Poi avevano preso il taxi per l’aeroporto per 23€.
Al bar dell’aeroporto compro un bocadillo chorizo, una coca-cola e la tarta alle mandorle tipica di Santiago detta “Tarta Real” o “Tarta de Santiago”: 13€.
Check-in fatto presto: alle 19-19.15, imbarco previsto per le 20.05: effettivamente ci siamo imbarcati con 40’ di ritardo, e decollo con circa 30’ di ritardo, alle 21.17 precisamente, anziché alle 20.45. Ma viene annunciato che il ritardo sarà recuperato: annunciano anche la durata del volo: 2hh50’, che significa: 21.17 + 2hh50’ = arrivo, secondo i miei calcoli, alle 24.07.
Diversamente che all’andata, per il viaggio di ritorno mi torna utile la priorità di imbarco che ho acquistato insieme al biglietto via internet: salgo infatti in aereo per primo di tutti i passeggeri prendendo il primo posto a sinistra: seat 1-A, dietro la cabina di pilotaggio e il largo spazio per il personale di volo. Mi stupisco che quando salgono gli altri passeggeri nessuno occupa i due posti alla mia destra, in prima fila, dove si possono distendere le gambe: neanche i due abruzzesi che avevo conosciuto poco prima: che tutti abbiano paura di quei posti in caso di incidente? L’odore del mio corpo non poteva essere - come tutti quanti stavate già pensando – perché prima, approfittando dell’abbondante tempo che avevo, in aeroporto mi ero eclissato un un bagno e mi ero dato una lavata generale, usando anche le macchine per asciugare le mani per asciugarmi le scarpe bagnate e alcune altre cose. In più, consegnata la bici, in una profumeria dell’aeroporto mi ero spruzzato indosso dell’abbondante profumo dai tester.
Comunque quei due posti alla mia destra, che io direi essere più comodi degli altri restano vuoti, nonostante l’aereo, come per l’andata, fosse quasi pieno.
L’aereo era un Boeing 737-800; parlando con le hostesses, queste mi dicono che la Ryanair pare abbia solo questo tipo di aeromobile: ne ha più di 100, dei quali solo a London Stansfield più di 50.
L’arrivo a Ciampino è alle 23.25, 25 minuti in anticipo rispetto all’orario ufficiale: abbiamo impiegato 45’ di meno di quanto previsto per il volo! Ho chiesto come mai ed il personale di volo mi ha detto che c’era del vento favorevole: “mah!”.
Ho impiegato, con i due ciclisti abruzzesi, un po’ di tempo in più per il recupero dei bagagli, essendo le bici bagagli speciali, mentre uno dei due di loro andava alla Hertz a ritirare la macchina a noleggio che avevano prenotato per tornarsene a L’Aquila, la Hertz chiudeva a mezzanotte ma si sapeva che avrebbero aspettato gli eventuali aerei Ryanair in caso di ritardo.
Teresa era già in aeroporto ad aspettarmi con la macchina: era già lì mezz’ora prima dell’orario concordato anche se le avevo scritto, via SMS, che sarei arrivato non prima di mezzanotte!
Ero così contento di rivederla, dopo questa piccola avventura solitaria ed avevo tante cose da raccontarle…
Avevo scritto tutto così in dettaglio proprio per darle la sensazione di essere stata con me tutto il tempo!
Data la particolare matrice del viaggio anziché usare una formula neutrale tipo “meno male che non ho avuto alcun problema” userò “ringrazio Dio che non mi ha fatto avere problemi”.
Totale speso (430-60=)370 + 185(per due voli Ryanair) +40(libro, guida, mappa) =595€ (66€ al giorno): pochissimo!
Totale km percorsi:
12 giugno 93
13 “ 120
14 “ 145
15 “ 122
16 “ 100
17 “ 60
18 “ 30
19 “ 30
20 “ 30
totale ……730 km
martedì 24 luglio 2007
Iscriviti a:
Post (Atom)